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I contratti di convivenza previsti dalla Legge CirinnÓ

La Legge CirinnÓ offre la possibilitÓ ai conviventi di fatto (ovvero alle persone unite da un legame affettivo di coppia, ma svincolate da rapporti di matrimonio o di unione civile) di disciplinare i loro rapporti patrimoniali mediante la sottoscrizione di un apposito contratto, definito per l'appunto "contratto di convivenza".

Il contratto deve essere redatto, a pena di nullitÓ, in forma scritta, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, i quali ne attestano la conformitÓ e provvedono a trasmetterne copia al comune di residenza dei conviventi per la relativa iscrizione all'anagrafe.

Il contratto di convivenza pu˛ contenere l'indicazione della residenza comune, le modalitÓ di contribuzione alle necessitÓ della vita comune (in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacitÓ di lavoro professionale o casalingo), la scelta del regime patromioniale della comunione dei beni.

Il contratto di convivenza non pu˛ contenere condizioni volte a disciplinare i rapporti personali delle parti (quali ad esempio l'obbligo della coabitazione o della della fedeltÓ) o la loro successione.

Il contratto di convivenza Ŕ nullo se viene concluso in presenza di un vincolo matrimoniale, di un'unione civile o di altro contratto di convivenza; se non sussiste una convivenza di fatto tra i contraenti; se viene concluso da persona minore di etÓ o da persona interdetta; in caso di condanna di cui all'art. 88 c.c. (in base al quale non possono contrarre matrimonio tra loro persone delle quali l'una Ŕ stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell'altra).

Il contratto di convivenza si risolve per accordo delle parti, per recesso unilaterale (da esercitarsi con dichiarazione ricevuta dal notaio o autenticata da un notaio o un avvocato), in caso di matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona, in caso di morte di uno dei contraenti.

Laddove i conviventi avessero adottato il regime patrimoniale della comunione dei beni, la risoluzione del contratto di convivenza determina lo scioglimento della comunione medesima e l'applicazione delle previsioni del codice civile per lo scioglimento della comunione legale tra coniugi.

Per quanto riguarda il regime fiscale dei contratti di convivenza, ovvero la possibilitÓ di applicare o meno ai medesimi il regime di esenzione fiscale previsto in materia di scioglimento del vincolo coniugale o separazione previsto dall'art. 19 della Legge n. 74/87, occorrerÓ verificare se i contratti di convivenza contengano o meno convenzioni (e clausole) senza e con efficacia traslativa.

Data: 12.01.2017
Autore: Avv. SILVIA TRITTO

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